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Le 8 tipologie di Rischi Finanziari a cui si va incontro

Investire significa sempre assumersi dei rischi, qui ti illustro tutti i rischi finanziari a cui vai incontro.

A meno che tu non sia un campione di sport estremi od uno stuntman vien da sé che il rischio non piace a nessuno.

Trovami una persona che possa dire: “sì a me piace rischiare il denaro accumulato in 40 anni di lavoro e di rinunce!

Eppure lo facciamo, inconsapevolmente certo, lo facciamo quando ci sediamo in auto, quando scendiamo le scale di corsa, lo facciamo quando ci accingiamo a sottoscrivere uno strumento finanziario.

I giornali sono pieni di fulgidi esempi di persone che in maniera più o meno inconsapevole questi rischi se li sono accollati e purtroppo hanno attraversato un mare di guai.

Ricordati sempre che:

Come non esistono i soldi facili, non esistono strumenti finanziari senza rischio!

Si tratta di una leggenda metropolitana, una bufala come diremmo oggi. Prima di firmare qualsiasi cosa è bene essere informati in maniera chiara su quali rischi si corrono ed in che misura, non farti accecare da belle parole di rendimenti fantastici, cerca di restare sempre coi piedi per terra, ma soprattutto rivolgiti ad un professionista.

QUALI TIPI DI RISCHI?

Quando si investono i soldi i rischi sono diversi, più o meno grandi e svariati a differenza del titolo o strumento prescelto.

In linea di principio un titolo di stato è generalmente considerato meno rischioso rispetto ad un titolo azionario, ma non significa che ne sia esente. Vedi per esempio i Titoli di Stato dell’Argentina, o quelli greci.

N.B. Non esistono i soldi facili, non esistono investimenti a rischio 0!

  • Rischio specifico
  • Rischio sistemico
  • Rischio gestore
  • Rischio liquidità
  • Rischio “Market Timing”
  • Rischio valuta
  • Rischio Tasso
  • Rischio Paese

Cominciamo dall’inizio il rischio sistemico meglio conosciuto come rischio generico.

  1. Rischio Sistemico

Con Rischio Sistemico si intende il rischio che dipende da fattori che influiscono sull’andamento generale del mercato e che non può essere eliminato o ridotto tramite una diversificazione del portafoglio.

Nconosco il futuro, non sappiamo cosa accadrà domani, i mercati subiscono oscillazioni in base ad infinite variabili soggette ad eventi non sempre quantificabili e nemmeno prevedibili: elezioni politiche, eventi naturali come terremoti alluvioni, guerre, terrorismo, insomma tutto va ad influire in maniera positiva o negativa sui mercati.

Questo tipo di rischio non lo possiamo eliminare con la diversificazione, esiste ed esisterà sempre! Questo non significa che non se ne debba tenere conto.

Uno dei parametri per misurare il rischio sistematico si chiama BETA

QUESTO INDICATORE MISURA LA VARIAZIONE CHE CI SI ATTENDE DEL RENDIMENTO DEL TITOLO per ogni variazione di 1 punto percentuale del rendimento di mercato.

Il rendimento atteso di un titolo varia con il beta del titolo stesso.

Titoli con un beta superiore ad 1 hanno la tendenza ad amplificare i movimenti di mercato sono quindi molto sensibili ai movimenti del mercato. Questo è un indicatore di politiche aziendali aggressive oppure di particolare indebitamento.

Al contrario, titoli con beta fra 0 ed 1 significa che il titolo in esame si muove nella stessa direzione del mercato

Il beta di portafoglio invece rappresenta la media dei beta presenti nei singoli titoli del portafoglio.

ESEMPIO

Supponiamo che il titolo XY abbia un beta pari a 1,432 la stima in questione viene solitamente fornita da società specializzate calcolata sulla base delle serie storiche. Questo valore ti indica che, qualora il mercato guadagnasse (o perdesse) dell’1% il valore del titolo si muoverebbe in rialzo (o ribasso) dell’ 1,432% quindi la formula è BETA ( 1,432 ) x % INCREMENTO QUINDI 1 x 1,432 = 1,432

se il mercato si muovesse del 2% avremo invece:

2 x 1,432 = 2,864!

2.Rischio specifico

Il rischio specifico dipende dalle caratteristiche peculiari dell’emittente.

E’ pertanto fondamentale apprezzare la solidità patrimoniale e le prospettive economiche, tenuto conto delle caratteristiche dei settori in cui operano. Si crea così un rapporto fra aspettative di guadagno e risultati ottenuti. Poiché i prezzi dei titoli di capitale riflettono in ogni momento una media di tali aspettative/risultati, per la misurazione del rischio specifico, è possibile ricorrere in via primaria all’analisi fondamentale.

 

3. Rischio Gestore

E’ una tipologia poco nota fra i risparmiatori, ma altresì molto importante.

Il rischio Gestore riguarda, in particolar modo, i fondi comuni d’investimento.

Il gestore di un fondo è colui che lo inventa, lo costruisce e lo porta avanti (lo gestisce appunto). La stragrande maggioranza dei fondi comuni d’investimento si dividono infatti in fondi comuni a gestione attiva o gestione passiva.

Nella gestione passiva il gestore seleziona dei titoli in modo da ricalcare un indice borsistico di riferimento detto (benchmark).

Il rischio di cui ti sto parlando riguarda in particolar modo la gestione attiva perché in questo caso il gestore non seleziona dei titoli per copiare l’indice, ma si pone come obiettivo quello (si spera) di fare meglio, quindi di ottenere delle performance migliori.

Esistono eccellenti gestori e molti dei loro fondi hanno ottenuto negli anni delle performance migliori dell’indice a cui si riferivano, questo almeno fino a che il gestore non decida di cambiare azienda (il che capita sovente), lasciando la gestione ad altri che potrebbero non essere altrettanto bravi.

E’ compito del consulente monitorare la presenza e la strategia del gestore e prendere decisioni in merito, in caso di insufficienti informazioni.

Quindi investendo in questa tipologia di strumento, il cliente si accolla oltre al rischio sistemico anche il rischio legato alla bravura del gestore.

4. Rischio detto del “Market Timing”

Il desiderio di correre dietro ai rendimenti offerti da momenti particolarmente positivi delle borse o di particolari segmenti del mercato (asset class), purtroppo colpisce la stragrande maggioranza dei risparmiatori ed anche (per fortuna pochi) qualche consulente. Per non parlare dei giornali. Questo metodo porta sempre, ed è statisticamente provato, al volatilizzare i guadagni e consolidare invece delle perdite, sovente molto pesanti.

Impostare una strategia di risparmio richiede disciplina e fermezza d’animo, per questo è importante rivolgersi ad uno specialista.

Con il senno di poi, guardando i grafici è facile dire “ecco qui bisognerebbe entrare nel mercato e qui bisognerebbe uscirne”. In realtà nessuno ma proprio nessuno, conosce quando è il momento giusto per uscire, oppure entrare in un mercato.

Non potendolo sapere soltanto con un buon lavoro di strategia, di diversificazione di gestione della volatilità (il rischio), si riesce ad uscire indenni dagli alti e bassi dei mercati.

5. Rischio liquidità/liquidabilità

Quando si liquida un investimento hai soltanto 2 strade:

  1. Attendere la sua naturale scadenza
  2. Vendere il titolo prima della scadenza sul mercato

Nel primo caso, si intendono i titoli che abbiano una scadenza prefissata (i Buoni Postali Fruttiferi, i titoli di Stato, le obbligazioni ecc).
Nel secondo caso invece, si parla di fondi comuni, azioni, ETF.

Non essendo prevista una scadenza, in caso di necessità o per ragioni strategiche di “correzioni” del portafoglio, si deve procedere alla vendita o all’acquisto sul mercato.

Premesso che possiamo vendere un qualcosa soltanto se c’è dall’altra parte qualcuno che la compera, una soluzione ideale sarebbe quella, in fase di acquisto dello strumento, selezionarne uno che abbia molti scambi (mercato), perché in caso contrario rischieresti di trovarti fra le mani una bella patata bollente data appunto dal rischio liquidità/liquidabilità. Se in quel momento vi sono pochi scambi sarai costretto a venderlo (tipico delle azioni) praticamente sottocosto, ad un prezzo inferiore a quello di mercato, generando di fatto delle perdite.

Un’altra cosa di cui tener presente: il rischio liquidità riguarda particolari tipologie di obbligazioni o azioni non quotate. IN QUESTO CASO, IL RISCHIO LIQUIDITA’ TE LO PRENDERESTI IN PIENO!

Come il caso tipico (tristemente note sui giornali) delle obbligazioni subordinate e strutturate le quali, non solo possiedono un elevato rischio di liquidità, ma hanno anche la pessima caratteristica, in molti casi, di non essere per nulla negoziabili, quindi rischi di rimanere letteralmente incastrato.

Se poi fossimo di fronte ad una ristrutturazione bancaria, inciamperesti molto facilmente nelle normative sul Bail-in.

 

6. Rischio emittente o rischio di credito

Per comprendere questo tipo di rischio ti cito alcuni esempi:

  • PARMALAT
  • ARGENTINA
  • CIRIO
  • BANCA ETRURIA
  • CASSA DI RISPARMIO DI FERRARA, ecc.

Rischio tipico di quando compriamo un titolo azionario oppure una obbligazione corporate (societaria) od anche un titolo di Stato. In questo caso, c’è il rischio che nel tempo, la società oppure lo Stato, non siano più in grado di pagare le cedole, oppure in casi estremi (default), non siano più in grado di restituire il capitale.

AZIONI

Il prezzo di un titolo azionario riflette, in ogni istante, le aspettative di tutti i partecipanti al mercato, esprimendo la possibilità di guadagno delle imprese emittenti il titolo.

OBBLIGAZIONI

Per quanto concerne i titoli obbligazionari, ivi compresi i titoli di stato, un indicatore di rischio è rappresentato dal differenziale degli interessi: più è alto, più sarà elevato il rischio di default. Per avere un metro di paragone, basta prendere come punto di riferimento i tassi ufficiali e fare qualche considerazione di ordine tecnico.

Un sistema semplice, ma non precisissimo, che può cominciare a darti qualche indicazione, sarà l’utilizzo del Rating.

 

7. Rischio Tasso

Quando acquisti un’obbligazione societaria (corporate) oppure un titolo di Stato ricorda che potrai “riscuotere” il tuo capitale soltanto alla scadenza naturale del titolo. Se lo ritirerai prima della scadenza, lo farai al valore di mercato del giorno, quindi non avrai nessuna garanzia di recupero del capitale!

Per le obbligazioni a tasso fisso, se avviene una modifica dei rendimenti sul mercato, esempio +/- -0,10, questo differenziale sia ripercuoterà moltiplicando gli anni che mancano alla scadenza.

0,10 x durata del titolo 5 anni, si ripercuoterà sul prezzo per 0,50; per 10 anni 1%

Tanto maggiore sarà la sua vita residua, tanto maggiore sarà la variabilità del prezzo del titolo stesso rispetto alle variazioni dei tassi d’interesse del mercato.

 

8. Rischio di mercato

Si intende il rischio di poter generare perdite a causa di variazioni più o meno significative del mercato in generale.

Per definire questa tipologia di rischio si usa solitamente il termine volatilità.

Quando si parla di volatilità si intende il rapido movimento del prezzo di un bene o di una valuta, in qualsiasi direzione e in un arco temporale brevissimo. Al contrario, scarsa volatilità implica che il prezzo o il valore del bene possa rimanere per un certo periodo di tempo confinato entro un determinato range di prezzi.

Quindi, prestate molta attenzione quando volete iniziare ad investire, perché potrebbero presentarsi questi tipi di rischi!

 

Se è capitato anche a te di imbatterti in queste incognite, contattami personalmente https://alfabeto.fideuram.it/web/giulio.zaccarelli, oppure lascia un commento qui sotto, sarò lieto di risponderti.

Alla prossima settimana.

Giulio

 

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Giulio Zaccarelli

Sono Giulio Zaccarelli, consulente finanziario. 25 anni di esperienza. Ascoltando i tuoi bisogni, ti consiglio e proteggo il tuo patrimonio da pericoli specifici, utilizzando  strumenti che possano tutelare i tuoi risparmi e farli crescere nel tempo.

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